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Pensioni, odissea italiana
ecco venti anni di riforme




Pensionati Negli ultimi vent'anni più o meno tutti i governi si sono trovati a dover modificare il sistema pensionistico per salvaguardare, oltre ai diritti previdenziali, anche i conti dello Stato. E non è finita: la Ue e la Banca centrale europea chiedono all'Italia nuovi interventi. Ecco intanto un riassunto delle "riforme precedenti".

Amato. Varata nel 1992, prevedeva l'armonizzazione della normativa tra pubblico e privato, l'innalzamento dell'età pensionabile di vecchiaia da 55 a 60 anni per le donne e da 60 a 65 per gli uomini, il divieto parziale di cumulo tra pensione e lavoro autonomo, e un nuovo calcolo della pensione: si prende in considerazione lo stipendio medio degli ultimi 10 anni, e non più 5 come in precedenza. Introdotto anche l'innalzamento del requisito minimo per andare in pensione: da 15 a 20 anni di contributi.


Dini. Estate del 1995: s' introduce il calcolo del trattamento pensionistico basato su contributi versati, e non sulle ultime retribuzioni, per chi ha meno di 18 anni di anzianità (metodo contributivo). Prevedeva la possibilità di andare in pensione in un'età compresa tra i 57 e i 65 anni. Per la pensione di anzianità si stabilisce un sistema delle "quote"; introdotto il sistema delle "finestre" per l'uscita dal lavoro per l'anzianità (quattro uscite l'anno) e si stimola l'adesione a forme pensionistiche complementari.

Maroni. Approvata nel 2004, cancella a partire dal primo gennaio 2008 la fascia flessibile 57-65 anni e innalza l'età pensionistica minima per l'uscita per anzianità da 57 a 60 anni nel 2008 (il cosiddetto "scalone"), fermo restando il requisito contributivo di almeno 35 anni. L'adesione alla previdenza complementare diventa automatica. In mancanza di indicazione diversa da parte del lavoratore la quota maturanda del Tfr viene trasferita alla forma di previdenza complementare prevista dai contratti collettivi.

Prodi. E' la riforma che, nel 2007, elimina lo "scalone", prevedendo un aumento graduale dell'età pensionabile. Rende anche automatica a partire dal 2010 l'applicazione dei nuovi coefficienti di trasformazione del montante contributivo.

dl Anticrisi 2009. Il decreto anticrisi convertito in legge la scorsa estate prevede una mini-stretta a partire dal 2015: 3 mesi di aumento dell'età pensionabile in caso di aumento dell'aspettativa di vita calcolata tra il 2010 e il 2015, innalzamento da 60 a 65 anni di età per la pensione di vecchiaia delle donne che lavorano nella pubblica amministrazione, attraverso un percorso graduale dal 2010 al 2018.

Nuova stretta 2010. Viene inserita la "finestra mobile" per l'uscita in pensione, sia per la pensione di vecchiaia che per l'anzianità.

Novità 2011. Il meccanismo che allunga l'età pensionabile in base all'aspettativa di vita parte dal 2013. Arriva la pensione a 65 anni anche per le donne del settore privato, seppure in modo graduale. 
 
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